1° MAGGIO 2016

aa-quarto stato

Questo primo maggio uggioso, lo guardo dalla finestra della mia camera, dietro la fitta trama della zanzariera che aspetterà ancora un po’ per assumere il suo ruolo, oggi il tempo sembra voler ricordare che non c’è nulla di cui gioire, non c’è nulla da festeggiare.

Passerà come una domenica ricca di noia e silenzi, eletta a giornata per riflettere e studiare. L’infanta sepolta” attende sulla mia scrivania, preludio a un nuovo percorso di scrittura. E la strada continua a srotolarsi come una pezza di tessuto che cerco di lisciare, mi perdo tra le pieghe. Molti si pregiano di guardare, solo qualcuno riesce a vedere.

Io oggi vedo soltanto con gli occhiali della tristezza questo paese che non riesce più ad assicurare certezze e futuro ai suoi figli, vedo contrapporsi alla winnicottiana madre sufficientemente buona, imperfetta, ma affettivamente presente, una madre sufficientemente cattiva che si compiace sentendosi dispensatrice di cura e amore, senza sviste, lacune e imprecisioni, perfetta nella sua alterità e lontana, crudele, incapace di vedere la realtà o, peggio, che la guarda e chiude gli occhi sonnecchiando, pensando al prossimo tè con le amiche. 

Sui social leggo il ricordo condiviso delle gesta degli uomini che hanno fatto la storia, cambiato i percorsi, sognato inizi inerpicandosi per sentieri mai battuti, segnato la strada di nuove vittorie sociali, i primi vagiti dei movimenti sindacali e mi domando come sia potuto accadere tutto questo, come abbiamo potuto permettere a questa madre di uccidere le speranze e i sogni dei nostri figli. 

Caterina Corrao


 

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