INVALSI : UN INVITO ALLA RIFLESSIONE E AL CONFRONTO

ESSI INVALSERO

L’Art. 1, comma 5 della Legge del 25 ottobre 2007, n. 176, affida all’ INVALSI la valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti con verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità.

“Quando si tratta di valutare e di essere valutati delle emozioni e reazioni di ordine affettivo scattano” così inizia la relazione del Professor Antonietti (Università Cattolica di Milano) che presenta vantaggi e limiti delle prove INVALSI, in occasione del convegno “In classe ho un bambino che…” (Firenze, 6-7 febbraio 2015).

Sulle prove INVALSI ci sono pareri discordi e discussioni animate : liberi di pensare ciò che si vuole e di organizzarsi per contestarle e richiederne la revisione o l’abolizione.
Ciò che però sembra decisamente discutibile sono alcune delle modalità con cui si sceglie di condurre tale battaglia. Si dimentica che la loro somministrazione non viene fuori da un capriccio dovuto al caso ma rientrerebbe ( il condizionale è d’obbligo a questo punto) nel quadro delle norme vigenti e dei poteri istituzionali legittimamente in essere (L’Art. 1, comma 5 Legge del 25 ottobre 2007, n. 176). Boicottiamo le prove nelle fase intermedie e le somministriamo alla fine del ciclo di scuola secondaria di 1 grado ?
Il boicottaggio , il rifiuto degli studenti di sottoporsi alle prove e, peggio, il loro sabotaggio appare ,quindi, una azione illecita. Al contrario, invece, questi tentativi di sabotaggio delle prove INVALSI sembrano accolti con un generale senso di benevolenza… e se domani degli studenti, individualmente od in gruppo, rifiutassero di sottoporsi a compiti in classe, interrogazioni, test od esami, criticando nel migliore dei casi il metodo e il merito come faranno i docenti a sostenere e giustificare queste forme di protesta?
Sottoposto ad analisi tale punto vorrei, non in balia di alcuna onda emotiva, ma cercando di rimanere neutra analizzare alcuni punti contestati alle prove invalsi e dare relativa risposta
1) Un quiz a risposta chiusa multipla può essere utile a misurare l’apprendimento mnemonico e nozionistico, ma non tiene conto di abilità complesse quali capacità di espressione, di produzione di un testo o, più generalmente, dello sviluppo cognitivo e della crescita personale.
1) Le prove invalsi non verificano il bagaglio di nozioni acquisite ma l’utilizzo che l’alunno è in grado di farne di fronte a problematiche complesse: vengono misurate capacità argomentative, inferenziali e analitiche.

2) Gli insegnanti, in vista dei test , tenderanno a modificare i propri progetti didattici. Infatti, verranno messi da parte insegnamenti mirati ad abilità non contemplate nei test per modellare la programmazione con il fine di offrire alle classi le competenze e le nozioni valutate dall’INVALSI.
2) L’invalsi deve fotografare una realtà la somministrazione dei test INVALSI non altera la didattica e non distoglie i docenti dagli obiettivi del percorso formativo. Le competenze che vengono esaminate nel test, e che i docenti devono trasmettere, rientrano nei programmi di studio .

3) Le prove INVALSI potrebbero creare delle gerarchie determinando scuole di serie A e di serie B e a finanziare economicamente gli istituti che hanno avuto migliori risultati, penalizzando le scuole più “deboli”.

3) unico scopo è quello di informare sul successo formativo degli istituti, valutando non le singole scuole ma l’intero sistema. Non ci sono ricadute sulle singole scuole né tantomeno sui docenti

Trascrivo , sperando possa essere un momento di riflessione, una domanda posta durante un’ Intervista a Paolo Sestito, Commissario straordinario dell’INVALSI

Se la qualità della scuola si “misura” prendendo come base di riferimento soprattutto i risultati degli allievi, c’è qualche rischio in questa scelta? Molti temono che si dimentichi, per esempio, il “peso” dei diversi contesti in cui operano le scuole. È possibile? Ci sono altri indicatori di successo di una scuola o di un sistema educativo?
Ho già detto che la misurazione degli apprendimenti non si identifica con la valutazione delle scuole. Vi sono tre aspetti di tale non coincidenza che vanno sottolineati. Il primo si ricollega col fatto che le scuole vanno valutate non tanto per dire chi, in termini di risultati ed esiti formativi dei propri alunni, abbia complessivamente fatto meglio o peggio, al fine di premiarlo o “punirlo”, finanziariamente o in termini di riconoscimenti di cui vantarsi pubblicamente. La valutazione delle scuole serve anche e soprattutto ad aiutare le scuole a migliorarsi, rivedendo criticamente il proprio operato. E’ per questo motivo che nella valutazione delle scuole è opportuno partire da un processo di autovalutazione e considerare non solo i loro “risultati” – gli esiti formativi ed educativi dei loro alunni – ma anche i “processi” da esse messe in atto, sì da potere per l’appunto riformarli. In ultima analisi una ”buona scuola” è una scuola che riesca a porre in essere un modus operandi, e quindi dei processi organizzativi che, tenuto conto del contesto concreto in cui si opera, consentano di conseguire determinati risultati; valutare una scuola significa quindi valutarne i processi messi in atto, che sono importanti, ma proprio per la loro capacità, più o meno immediata, di influire positivamente sui risultati.
Su un punto ultimamente mi trovo sempre più spesso pronta  a rivolgere la mia attenzione …rivedendo criticamente il proprio operato … così espressa questa frase implica in se già il concetto di fatica … rivedere indica un ritornare con occhi diversi su quanto già visto e non considerarlo chiuso, finito completo e terminato , ma come se non bastasse questa revisione deve essere fatta con capacità critica e tale capacità va applicata al nostro operato ..beh si deve lavorare e se il caso dire questo andava fatto diversamente, andava rettificato, migliorato.

Mi chiedo se cerchiamo un chirurgo vorremmo attestate le competenze ? E se cerchiamo una palestra vorremmo un istruttore ben qualificato? Ma questo riguarda la nostra salute…si potrebbe obiettare … Beh e la scuola ? Non è la salute su cui si poggia o si dovrebbe poggiare un intero sistema ?
Sicuro che reazioni negative non siano il prodotto di una paura, di una voglia di non voler cambiare per una certa difficoltà innata ?
Gli item non sono collegati alle indicazioni nazionali ? Non derivano dalle competenze richieste e prescritte dalle indicazioni nazionali? Se sono prescrittive non vanno fatte e se vanno fatte non sono verificabili?
E qui ritorno alla domanda iniziale come risponderemmo a studenti che rifiutano interrogazioni e verifiche perché non ne condividono il metodo ?

Marilena Muto


 

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